Stephen Curry: storia di un talento che avremmo potuto non conoscereA vederlo in campo sembra uno scricciolo, un bambino capitato per caso nel campetto in cui giocano i grandi. Quello destinato ad essere preso in giro e che dopo pochi minuti abbandona in lacrime. Ma è Steph Curry. Un talento immenso racchiuso in un ragazzo dell'Ohio di 1.90. Un fuoriclasse assoluto che l'anno scorso ha trascinato i suoi Golden State alla conquista dell'anello e si è preso l'MVP davanti a due giganti come James Harden e LeBron James. E pensare che milioni di appassionati di pallacanestro avrebbero potuto perdersi lo spettacolo offerto da questo ragazzo, colpa di alcuni college che anni fa non credettero in lui a causa del suo fisico poco sviluppato. Ma lui è Steph Curry, la prova che il talento è la chiave per superare qualsiasi avversità. La chiave per arrivare sul tetto del Mondo. 

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Solamente riportando le irreali statistiche che ha fatto registrare l'anno scorso o parlando dei record che è riuscito a superare in una sola stagione, si avrebbe a disposizione materiale per due tre o quattro articoli. 

Ma i numeri sono consultabili ovunque, chiunque può andare a leggerseli quando vuole. 

Questo articolo non vuole essere un encomio al Curry cestista e al suo talento per cui dovrebbero essere coniati nuovi aggettivi. 

Vuole essere un ringraziamento e un'ode al Curry uomo, e perché no, anche un incoraggiamento. 

Steph già ai tempi dell'High School aveva messo in mostra qualità straordinarie, qualità di chi è predestinato e che un giorno, non importa quanti ostacoli si troverà davanti, riuscirà ad arrivare in cima. 

Riuscirà a portare un titolo NBA ad una squadra a cui l'anello mancava da quarant'anni, e a conquistare il titolo di miglior giocatore dell'anno davanti a due mostri sacri della lega come Harden e James.

Ma prima di tutto questo, Steph ha dovuto superare tutte le perplessità sul suo conto, dovute al suo fisico considerato gracile ed inadatto a sostenere i ritmi di una stagione al college. 

E quando finalmente è arrivato il momento del grande salto in NBA, il talentuoso figlio di Dell ha ancora una volta dovuto scontrarsi con i tentennamenti di chi vedeva in lui un indubbio talento ma anche un investimento troppo rischioso. 

Saranno i Golden State Warriors a sceglierlo al Draft, saranno i Golden State Warriors ad aggiudicarsi uno dei tiratori migliori della storia della pallacanestro. 

Curry è la dimostrazione che il talento batte la diffidenza 30-0. 

La dimostrazione che la forza d'animo può spingerti avanti più dei muscoli, che la volontà di realizzare un sogno non prende in considerazione gli avversari, ma solo il risultato finale. 

Anche se, se glielo chiedete, è probabile che vi dirà che non è tutto merito suo, che non fa tutto da solo. 

La Fede è parte fondamentale della sua vita e non lo abbandona neanche sul parquet, anzi, lo guida passo passo. 

Sì perché Curry ha sempre scritto sulle scarpe "I can do all things", frase che riprende il passo biblico "Tutto posso in Colui che mi dà forza".

E quando dopo una tripla andata a segno si batte sul petto ed indica il cielo, ringrazia Dio per avergli dato la possibilità di essere lì a giocare, per aver disegnato con la palla una parabola talmente perfetta da non lasciare dubbi a chi lo vede rilasciare il tiro. 

"Questa entra". 

Sì, entra praticamente sempre. 

Ed entra perché Curry sul suo tiro ha dovuto lavorarci ossessivamente, perché prima ancora della paura di ricevere una stoppata da un avversario più alto di venti centimetri, ha dovuto superare la paura di vedere il suo sogno stopparsi. 

Ma se si ha un talento, è un crimine non investire tutte le proprie forze su quello, e poco importa se all'inizio sarà lo scetticismo a fare da padrone. 

Prima o poi se ci credi davvero riuscirai a dimostrare che non c'è modo di tarpare le ali a chi è destinato a fare la storia

Che se sposi una causa per la vita, la ricompensa è l'anello che hai sognato fin dalla prima volta che hai avuto una palla in mano. 

E che se agli occhi degli altri tu sembri solo un bambino con un sogno troppo grande in testa, devi ricordargli le parole di un altro Piccolo che ha fatto la storia. 

"Gli adulti non capiscono mai niente da soli, ed è una noia che i bambini siano sempre costretti a spiegar loro le cose". 

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