In gara 2 dei playoff a Ovest, Golden State, reduce dallo smacco subito nell'esordio delle Finals da OKC, si rifà con gli interessi e ritrova il successo per 118-91. Sugli scudi il solito Curry ma è la prestazione corale di squadra che sembra aver fatto uscire quelli della Baia dall'appannamento che aveva caratterizzato la squadra di Steve Kerr in gara 1. I Thunder hanno tenuto il campo, seppur barcollando, per circa metà della gara, per poi, però, soccombere sotto i colpi delle triple degli splash brothers and co. ben supportati anche dalla panchina.

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1-1 e palla al centro. Golden State ritrova il sorriso davanti al suo pubblico, ripone nel dimenticatoio Gara 1 e porta a casa un sonoro successo per 118-91 su Oklahoma in gara 2.

Alla Oracle Arena di Auckland, gli splash brothers salgono in cattedra da subito, giusto per far capire con chi si ha a che fare e iniziano a colpire ripetutamente da tutte le distanze OKC che, probabilmente, crede di trovarsi ancora negli spogliatoi.

I Thunder, però, si svegliano e trovano un Durant in versione monstre, cercato ripetutamente dai compagni che lo sfruttano da tutte le posizioni e lui li ripaga mettendo in fila una striscia da urlo che porta la gara in parità.

Steve Kerr, vista la mal parata, corre ai ripari e porta Iguodala a ringhiare su Kevin Durant limitandolo assai in attacco. Westbrook e Curry si marcano ancora a vicenda ma, stavolta è il furetto col numero 30 in gialloblu ad avere la meglio.

Attimi di paura quando lo stesso Curry nel tentativo di recuperare un pallone si getta in mezzo al pubblico e, una volta nuovamente sul parquet, sembra riportare qualche acciacco ma poi tutti a tirare un sospiro di sollievo, l'MVP della stagione in corso ritorna in campo più combattivo di prima.

D'altro canto anche Steven Adams zoppica vistosamente e accusa dolori a un polso ma, in fondo, chi se ne importa, avrà pensato, occasioni di giocare una serie di finale te ne possono capitare ben poche nella vita. Pressato duramente da Draymond Green che non gli dà tregua a rimbalzo, soffre il dinamismo degli avversari e non riesce ad essere decisivo sotto le plance come in gara 1.

I Thunder provano a rifarsi sotto grazie al solito duo Westbrook e Durant, che, una volta libero dalla marcatura di Iguodala, si porta a spasso Barnes e firma 19 punti in 17 minuti. Ma il fenomeno ex Texas non può tirare da solo la carretta e, piano piano, OKC si spegne dando spazio ai lunghi di Golden State che dominano nei rimbalzi d'attacco.

Notevole il volo di Iguodala che, in barba alle leggi della Fisica, realizza un canestro cadendo, in sottomano, che lascia di stucco avversari e compagni.

A inizio ripresa i Warriors accelerano ulteriormente, Curry riesce a metterne 15 in meno di 2 minuti e poi, nel quarto quarto, ne piazza 17,  innervosendo ancora di più le stelle dei Thunder, con Durant che si piglia pure un tecnico per proteste. Il resto è ordinaria amministrazione per i locali che, ben orchestrati da coach Kerr, lasciano anche ampio spazio alle riserve, ritrovando fiducia nei propri mezzi e scioltezza nella manovra offensiva.

La chiave della partita, secondo coach Kerr, in conferenza stampa, è stato il terzo quarto, quando, nonostante un buon momento di OKC, i suoi sono riusciti a mantenere la lucidità necessaria per controllare la partita e imporre il proprio gioco.

Notevole è stato anche l'apporto delle seconde linee in gialloblu che, nonostante gravati dai falli specie in Ezeli e in Barnes, è riuscita a dare un apporto fondamentale ai titolari.

Ora la serie si sposta in Oklahoma ma attenzione a dare per morti i Thunder. Domenica prossima, nella bolgia della Chesapeake Arena nulla può darsi per scontato. Il pubblico locale, infatti, è ben noto per il chiasso e il calore con cui sostiene i propri beniamini e sarà, di certo, il sesto uomo in campo. Insomma, continuate a seguirci, la sfida a Ovest è più viva che mai.

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