images/stories/basket/competizioni/nba.jpgMiracolo ad Oakland. No, non è il titolo di un film hollywoodiano, è quello che si è verificato realmente nella Baia di San Francisco. I gialloblu campioni in carica di Golden State hanno capovolto il risultato capestro di 1-3 nella serie contro Oklahoma e, in gara 7 in casa, hanno strappato il pass per le finali Nba contro Lebron James e suoi Cavaliers. 4-3, quindi, nel computo finale dei match svolti in finale di Conference. L'ultima gara, chiusa 96-88 per i locali, ha visto sugli scudi nuovamente il folletto MVP Curry e uno stratosferico Klay Thompson, specie dalla lunga distanza. OKC paga un negativo terzo quarto e un Westbrook non impeccabile ma esce a testa alta.

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Sul parquet della Oracle Arena di Oakland andava in onda la resa dei conti a Ovest tra due squadre che si sono date battaglia per sei partite, senza esclusione di colpi, in una serie bellissima e mozzafiato.

Golden State era riuscita a riportarsi in perfetta parità sul 3-3 dopo essere stata sotto 1-3 e a seguito di due partite da dimenticare, per la squadra di Billy Donovan. Di contro, OKC aveva dimostrato un'esplosività atletica raramente riscontrata in regular season e, alla fine dei conti, si è dimostrata l'unica franchigia ad avere messo davvero paura ai campioni in carica.

La gara inizia bene per i Thunder, seppure con un Durant limitato da un Iguodala che gli si attacca alle calcagna e non lo fa respirare. 24-19 per gli ospiti alla fine del primo quarto, con OKC che sembra riuscire a controllare il match.

Nel secondo quarto i Thunder provano a scappare sul 35-22 a 7 minuti dalla sirena ma i Warriors ritrovano un Thompson strepitoso dopo sette errori di fila e una magia di Curry che porta il distacco sul -6 all'intervallo lungo.

Il terzo quarto rappresenta la chiave di volta della sfida. OKC litiga col canestro e si limita a 12 punti con 5/19 dal campo, mentre Curry & Co. colpiscono ripetutamente, portandosi, dapprima in vantaggio a metà parziale, sul 57-54, per poi allungare sul 71-58 firmato da Varejao ma col contributo decisivo anche di Livingston. Bene anche il reparto lunghi di Golden State, con Draymond Green aggressivo sotto le plance che porta a casa 9 rimbalzi decisivi.

OKC non ci sta e prova a rientrare in partita nel quarto quarto, con Ibaka che si fa valere sotto canestro ma anche da tre ounti dove dimostra ampi miglioramenti. Westbrook dà il suo contributo ma, alla fine, saranno solo 19 i punti sul suo tabellino. Troppo poco, da parte sua, per portare a casa un match così importante.

Ad ogni modo, a 8 minuti dalla fine lo svantaggio si riduce a -4 ma, nel giro di pochi minuti, i Thunder sprofondano nel buio più totale e si fanno travolgere dai padroni di casa, tornando a -11. Durant, però, non vuole mollare e tira fuori tutta la sua classe, trascinando nuovamente i suoi sul -4 a 100 secondi dalla fine.

Il colpo di grazia, però, lo dà il solito Curry. Il folletto numero 30 in maglia gialloblu mette a segno tre tiri liberi e una tripla che manda tutti a casa sul 96-88 e fa venire giù l'intera Oracle Arena.

E ora, da giovedì 3, i campioni in carica si ritroveranno contro, esattamente come un anno fa, ai Cleveland Cavaliers di Lebron James, già qualificati ad Est e in bramosa attesa di una rivincita di quella sfida che li ha visti soccombere.

Attenzione, però, ricorderete che, l'anno scorso, i Cavs si ritrovarono ad affrontare i Warriors senza due elementi dei loro "big three". Infatti Kevin Love si infortunò seriamente alla spalla al primo turno con i Celtics e Kyrie Irving poco più tardi, lasciando il solo Lebron a tirare la carretta. Ora, siamo certi, la musica sarà ben diversa.

E Oklahoma? i Thunder escono a testa alta, hanno dimostrato capacità tecniche e atletiche incredibili, facendo maturare anche alcuni comprimari importanti come Adams, Roberson e Waiters. Possono solo recriminare su gara 6, buttata via letteralmente ma, siamo certi, si rifaranno ampiamente l'anno prossimo, sempre che Durant decida di restare.

Ora concentriamoci sulle finali Nba, ultimo atto di una stagione avvincente, che ci ha regalato emozioni a non finire. Si comincia giovedì sempre ad Auckland e, senza dubbio, saranno scintille.

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