images/stories/basket/competizioni/nba.jpgAlla Oracle Arena di Oakland in molti ci si aspettava un segnale di vita da parte di Cleveland dopo la partitaccia in Gara 1. E' andata, forse, anche peggio, per i Cavs di Lebron James che rimediano un pesantissimo 110-77 propiziato da un Draymond Green stellare (28 punti) e nonostante un Curry per lungo tempo in panchina per problemi di falli. Lebron sfiora la tripla doppi, con 19 punti, 8 rimbalzi e 9 assist ma non è sufficiente per portare a casa il match. E, come se non bastasse, la sfortuna si accanisce su Cleveland con Kevin Love che, colpito duramente alla testa da Barnes, rischia di saltare gara 3.

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2-0 e palla al centro, senza possibilità alcuna di recriminazione da parte dei Cavaliers di Lebron James, asfaltati pesantemente, per la seconda volta in pochi giorni, sul parquet della Oracle Arena. I Warriors hanno dominato il match dall'inizio alla fine limitando i tiratori dell'Ohio e tirando con estrema precisione e continuità da tutte le posizioni.

La chiave del match, infatti, è stata la difesa con, su tutti, protagonisti assoluti Andre Iguodala che ha fatto ammattire Lebron e l'australiano Andrew Bogut che, sotto le plance si è fatto sentire ampiamente con ben 5 stoppate rifilate agli avversari.

Inoltre, nei due quarti centrali, i locali fanno girare la palla splendidamente, raggiungendo il numero, udite udite, di ben 26 assist e tenendo una media al tiro del 54,3% alla fine del terzo quarto.

Cleveland, dal canto suo, tiene solamente nel primo quarto, quando, con una sonora schiacciata, Il Prescelto chiude una striscia di 0/5 al tiro ma Golden State ci mette poco a rimettere le cose a posto con un Iguodala scatenato che porta i suoi sul 52-37 a due minuti dal riposo.

Lebron James priva a tenere a galla i suoi con un parziale di 7-0 che chiude il parziale sul 52-44 ma, nella seconda frazione, Golden State rimette il turbo e per i Cavs sono dolori. Green continua imperterrito a colpire da tutte le distanze mentre Cleveland perde anche Kevin Love, colpito da una gomitata alla testa da Harrison Barnes. Sospetta commozione cerebrale per lui, potrebbe saltare gara 3. Per i Cavs piove sul bagnato.

Senza Love, anche Lebron viene travolto dai Warriors, anche perchè Kirye Irving è un fantasma che vaga sul parquet, solo 10 punti, alla fine, per lui. Solo il veterano Richard Jefferson cerca di scuotere i suoi ma senza successo. Klay Thompson, in mancanza del suo compare splash Brother Curry, limitato dai falli, prende in mano il match nel terzo quarto portando i campioni sul +20 (79-59) con uno splendido gioco da tre punti.

Quarto quarto di puro e semplice garbage time come era stato in gara 1 con Golden State in passerella e Cleveland a riflettere sugli errori commessi. 110-77 il risultato finale che la dice lunga sulle capacità di reazione da parte dei Warriors, dati ormai per morti contro OKC, risorti come l'Araba Fenice dalle ceneri e più in forma ora che mai.

Ma una Gara 2, inoltre, che sembra ridimensionare la franchigia dell'Ohio che, mentre durante tutti i playoff non ha trovato ostacoli degni di questo nome, se non, in parte, in Toronto, in queste Finals sembra sbriciolarsi dinnanzi allo strapotere di quelli della Baia.

Possibile che la differenza di valori in campo sia così elevata? Di certo, Golden State ha qualcosa in più in termini di gioco di squadra, di difesa e circolazione di palla ma, siamo certi, già a partire da mercoledì, a Cleveland, le partite che vedremo saranno certamente diverse.

Lebron James, a fine partita ha dichiarato: "E' colpa mia, ho commesso troppi errori..." Certamente, se non gira lui, difficilmente la squadra riesce ad ingranare ma è vero anche che, in questi due match è venuta a mancare l'amalgama di squadra e la fiducia nei propri mezzi.

Con Kevin Love in forse e Kyrie Irving da recuperare il prima possibile, dal punto di vista tecnico e motivazionale, l'unica possibilità per Cleveland di ribaltare questo parziale negativo passa, necessariamente, per uno scatto d'orgoglio di King James.

L'uomo che è già alla settima serie finale di fila, avendone vinte solo due, e che ha deciso di tornare a Cleveland per portare l'anello nel natio Ohio, vuole assolutamente scongiurare quello che potrebbe essere l'ennesimo fallimento a un passo dal titolo.

Ci riuscirà? La prima risposta l'avremo già mercoledì notte, sul parquet della Quicken Loans Arena di Cleveland dove, per quelli dell'Ohio non c'è più margine per errori di sorta, ci si gioca tutto in una notte.

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