Il mondo piange Jonah Lomu, gigante buono del rugbyE' morto Jonah Lomu, e spiegare che persona e che atleta abbia perso il Mondo non è facile. Lomu era semplicemente incredibile: a vederlo correre con il pallone ovale in mano sembrava impossibile pensare che fosse alto quasi due metri per centoventi chili d'altezza. Era di una classe e di un eleganza innata, unite ad uno strapotere fisico che gli hanno permesso di dominare su qualsiasi campo e di diventare il pilastro della sua nazionale, i fantastici All Blacks. Per il suo Paese era un simbolo, tanto che nel 2007 gli era stato conferito l'Ordine al merito della Nuova Zelanda "per il contributo al rugby". 

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Ogni sport ha avuto nella sua storia degli atleti che sembravano stare a metà tra realtà e mito, tra un gesto atletico ed un'opera d'arte, tra l'adorazione della gente e l'incoronazione a semi-divinità.

Per il calcio, quest'uomo è stato ed è Diego Armando Maradona.

Per il basket, quest'uomo è stato ed è Michael Jeffrey Jordan.

Per il rugby, quest'uomo è stato Jonah Lomu.

E fa male ora poter parlare solo al passato di questo guerriero di centoventi chili, fa male perchè le semi-divinità non muoiono, e non per una malattia ai reni che gradualmente le indebolisce portandole alla fine. 

Sembrerebbe quasi di scadere nella retorica scrivendo che un campione assoluto del rugby non si è mai arreso ed ha lottato fino all'ultimo metro, ma sarebbe una mancanza di rispetto ancor più imperdonabile non sottolinearne la forza ed il coraggio mostrati fino all'ultimo giorno.

Sarebbe irrispettoso non soffermarsi a ricordare quanto deve aver amato il suo sport, tanto che alla Coppa del Mondo di Rugby 2015 terminata meno di un mese fa, Lomu aveva voluto esserci nonostante le sue ormai serissime condizioni di salute. 

La sua malattia non gli ha permesso di scendere in campo con i suoi All Blacks, ma Lomu ha accettato di fare da testimonial per la competizione, ben sapendo di essere un simbolo non solo per la sua squadra, ma per tutto il movimento sportivo. 

E anche la storia, che spesso sa essere veramente cinica, tre settimane fa si è inchinata davanti all'uomo e all'atleta e gli ha regalato una delle ultime gioie sportive della sua vita.

Sono stati infatti gli All Blacks a vincere il Mondiale, il terzo della loro storia, doppiando in finale l'Australia (34-17).   

L'ultimo regalo ad un uomo che ha fatto al mondo dello sport il suo regalo più bello, quando ha scelto di dedicare la sua vita alla palla ovale

E ora il rugby lo piange, piangono decine di migliaia di combattenti che sentono di aver perso la loro guida. 

Piangono i suoi avversari, che lo ricordano con un'incredibile ammirazione nella voce, e con la consapevolezza e l'orgoglio di averlo sfidato. 

E sì, anche di averci perso. 

La sconfitta contro Jonah Lomu veniva messa in conto, come il fatto che dopo essere stato placcato lui potesse rialzarsi e correre verso la meta.

Un bulldozer con le gambe che spazzava via tutto e tutti correndo verso la linea finale, con la palla ovale ben stretta in mano e il volto da bambino felice.

Perché Lomu era semplicemente devastante sul campo, ma riusciva ad esserlo senza strafottenza e mantenendo la faccia pulita.

Lomu riusciva a sembrare leggero e quello che si poteva dire della sua presenza si può dire ora della sua assenza: delicata ma fondamentale.  

E l'immagine più bella in questo senso l'ha regalata al Mondo la prima pagina di "Irish Examiner", uno dei più diffusi quotidiani irlandesi.

La felce argentata, simbolo della bandiera degli All Blacks, resta immobile al centro di uno sfondo completamente nero, ma una fogliolina, silenziosa, si stacca.  

Sembra che nulla sia cambiato, ma è cambiato tutto. 

E' questo che succede quando i grandi smettono.

E' successo quando Maradona ha appeso le scarpette al chiodo e quando Michael Jordan ha smesso di tirare fuori la lingua sotto canestro. 

Lo sport è andato avanti, ma tutti, tutti sapevano che il calcio e il basket in qualche modo non sarebbero stati più gli stessi.

Ecco il vuoto che lascia Jonah Lomu, gigante buono che tutti avrebbero voluto placcare e che solo una malattia ha saputo sconfiggere.

Così non vale, però.  

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