MARCO PANTANI: IL PIRATA 60KG DI CUORE E CLASSE (by simo90)Copyright © All Rights Reserved - We-News.com

Mi ricordo come se fosse oggi, annoiato davanti al televisore, alla vana ricerca di qualcosa che caturasse la mia attenzione, mi fermai su un notiziario sportivo, d'un tratto la voce della '' speaker '' mi pietrifica , il pirata è morto. Corro da mio fratello, ancora incredulo e sbalordito, che mi dice ''no, non ci credo, stai scherzando?''.

A dieci anni dalla scomparsa di Marco Sono stati scritti fiumi di parole. Sono stati girati film e documentari.

Si sono raccolte le testimonianze dei compagni e degli amici più vicini. Si sono pronunciate le penne più importanti del giornalismo sportivo. Ogni parola, oggi, sembra inadeguata e superflua per raccontare la tua storia, che tutti, chi più chi meno, conosce. Per questo Marco ti dico semplicemente grazie, credendo di poterlo fare a nome di molti.

Grazie perchè l' inaudito fascino e l' unicità delle tue imprese mi ha spinto verso una attività di onesto cicloamatore, tutt'ora in corso. Grazie per quella tua progressione, per quelle tue mani basse sul manubrio, per quel modo tutto tuo di alzarti sui pedali che trasudavano ad ogni pedalata classe e cuore.

Grazie per quella volta ad Oropa, dove un salto di catena all' imbocco della salita non ti ha impedito quella splendida cavalcata. Grazie per quella magnifica quanto imprevedibile accoppiata del 1998, riuscita solo ai più grandi, quando vinsi Giro e Tour.

Grazie per quel pomeriggio vissuto davanti alla televisione dopo il tuo attacco sul Galibier, sotto il freddo e il diluvio. Grazie perchè nonostante una gamba fracassata e tanti incidenti, prima di Madonna di Campiglio ti sei sempre rialzato. Grazie per quelle ultime pedalate alla Pantani che ci hai regalato al Tour del 2000, grazie perchè a Courchevel anche il marziano, Lance Armstrong, si è dovuto inchinare.

Grazie per la spogliazione che precedeva l' attacco in salita, via tutto, prima la bandana, poi la boraccia e per ultimi, gli amati orecchini. Grazie per quel tuo non essere banale neanche davanti ai microfini, come quella volta quando dissi che Armstrong doveva per forza avere qualche grado di parentela con quello che era andato sulla luna

O come quell' altra, dove alla domanda ''perchè vai cosi forte in salita?'' risposi ''per abbreviare la mia agonia''. Grazie per quel tuo pizzico di lucida follia che non ti faceva aspettare l'ultimo chilometro e spesso nemmeno l'ultima salita per fare selezione. Grazie perchè per te radioline o cardiofrequenzimetri non esistevano e l'unica cosa che ascoltavi in corsa erano le gambe e il cuore.

Grazie per quella tua ultima apparizione davanti al plotone alle Cascate del Toce. Grazie, grazie di tutto, grazie anche per quel vizzietto di correre in coda al gruppo e non importa se un ventaglio o una caduta ti facevano perdere minuti, perchè poi sarebbe bastato un cavalcavia per far la differenza. Il maestro Gianni Mura scriveva ''i Francesi ce lo invidiavano ma lui era Romagnolo e si vedeva''.

Io dico che di scalatori come te forse ne passano 2 o 3 per secolo. Avrei voluto esser li quando sul Carpegna, appena sedicenne riuscisti a stare in quel gruppetto di professionisti, e uno di questi disse al tuo amico e compagno di sgambate e allenamenti, che aveva mollato all' imbocco dell' ascesa : '' ma chi è quello, è fortissimo, come si chiama? ''il tuo amico, orgoglioso, rispose. '' Vedrai. Si chiama Marco Pantani''.

Quella del Pirata è la storia di un fuoriclasse assoluto, di un predestinato, di un artista del rinascimento che ha restituito al ciclismo quel fascino di sport epico ed eroico, uno scalatore estroso , generoso alla ricerca della vittoria mirabolante. 60kg di cuore e classe , 60kg che hanno fatto innamorare e incuriosire anche i non appassionati del genere, 60kg a cui si ispira anche il peggiore dei cicloturisti, 60kg che non moriranno mai.

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