Caso Pantani: Fu la camorra a fermarlo Ieri la Procura di Forlì che aveva riaperto il caso Pantani, ha annunciato dopo un anno di intense indagini, che il campione di Cesena, è stato incastrato dalla camorra al giro del 1999, quando in seguito ad un controllo nella tappa di Madonna di Campiglio, risultò dopato. In pratica la procura ha scoperto che le analisi del pirata furono contraffate in modo da estrometterlo dal giro che stava dominando, in quanto la criminalità organizzata aveva scommesso sulla sconfitta di questo favoloso ciclista e non poteva assolutamente permettersi il lusso di perdere la scommessa, visto che c'erano in ballo molti soldi.

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Torna alla ribalta il caso Pantani, infatti proprio ieri la procura di Forlì ha fatto sapere che al giro del 1999 il pirata fu incastrato dalla camorra che aveva scommesso ingenti somme di denaro su una sua sconfitta.

Dopo un anno di indagini, la procura è venuta in possesso di un'intercettazione telefonica in cui è possibile ascoltare una conversazione tra due cammorristi che cercano un modo per estromettere Pantani da quell'edizione del giro.

Da quest'intercettazione è venuto fuori che la criminalità organizzata ha pagato uno dei medici che si occupavano dei controlli antidoping,  affinchè quest'ultimo falsificasse le analisi del campione cesenate e lo facesse risultare dopato.

Il medico dapprima rifiutò, ma poi di fronte all'ingente somma di denaro promessa, accettò l'incarico e così il giorno del controllo, scambio le provette di Pantani con quelle di un altro corridore realmente dopato.

Da queste analisi venne fuori che l'ematocrito del pirata era di 51,7 di gran lunga superiore al limite consentito di 50, così il giorno della tappa che prevedeva l'arrivo all'Aprica dopo aver scollinato anche il Mortirolo, il Tonale e il Gavia, Pantani fu fermato e non potette prendere parte alla tappa, perdendo anche la maglia rosa che portava sulle sue spalle dall'inizio del giro.

Le scommesse sulla corsa rosa erano clandestine, in quanto non era concesso farlo in modo legale, questo probabilmente agevolò la camorra nel mettere in atto il suo losco piano ai danni di Pantani, che era sempre stato leale e corretto.

La procura di Forlì è stata aiutata da Vallanzasca che a differenza di quegli anni, quando rifiutò di collaborare con la Procura di Trento, adesso ha raccontato tutto, permettendo anche di tracciare l'identikit del detenuto che all'epoca gli aveva dato la dritta per scommettere. 

C'è da dire che la positività di Pantani a quel giro è sempre stata sospetta, infatti già quell'anno furono avviate indagini per scoprire se effettivamente il corridore dalla bandana gialla, fosse stato in qualche modo incastrato da qualcuno che lo voleva fuori dal giro.

Allora, purtroppo non furono trovate prove che potessero avallare questa tesi e così dopo alcuni mesi di indagini, il caso fu archiviato.

L'anno scorso la svolta, alcuni elementi nuovi hanno fatto sì che la procura di Forlì riaprisse il caso e cercasse di scoprire la verità.

Purtroppo anche ora il caso sarà archiviato, stavolta non per mancanza di prove, ma per una questione di tempistica giuridica.

Quello che è certo è che finalmente tutti gli appassionati di ciclismo ed in particolare del pirata Pantani, ed i suoi familiari sanno la verità su quest'uomo tanto forte sulla strada e tanto fragile nella vita.

Proprio sua madre, la signora Tonina, all'apprendere la notizia ha espresso grande soddisfazione, in quanto finalmente la verità è venuta fuori e la dignità di suo figlio è stata riabilitata, allo stesso tempo però ha provato anche un gran dolore nel venire a conoscenza che la vita del suo amato figlio è stata distrutta dalla camorra per meri interessi di denaro.

E si una vita distrutta, in quanto da quel giorno il pirata nazionale che con le sue gesta aveva fatto sognare gli italiani, non si riprese più e scivolò in uno stato depressivo sempre più grave, visto che gli avevano tolto l'unica cosa probabilmente in grado di renderlo felice, correre in bicicletta.

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