Djokovic piglia tutto: suo anche il MastersDjokovic arrivava a questo incontro dopo aver conquistato tre Slam su quattro. Aveva lasciato per strada solo il Roland Garros, perdendo in finale (4-6, 6-4, 6-3, 6-4) contro Stan Wawrinka. Ieri, il rullo compressore serbo ha superato un certo Roger Federer per 6-3, 6-4 e ha fatto suo anche l'ATP World Tour. Questo trofeo va aggiungersi ad altri quattro Masters conquistati da Nole: il primo arrivò nel 2008, gli altri tre nel triennio 2012-2014. In questa particolare statistica, il numero 1 al Mondo è ancora sotto all'appena sconfitto Federer, detentore di sei Masters e sconfitto in quattro finali, tre volte da Nole (una per "walkover") e una da Nalbandian. Il serbo però ha sei anni meno dello svizzero, e tutto il tempo per infrangere altri record. 

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Ormai non fa neanche più notizia.

Certo, di fronte aveva un fenomeno assoluto, uno di quei campioni destinati a rimanere nella storia del tennis e dello sport in generale.

Però anche lui...

Non ne nascono tutti i giorni, di talenti come Novak "Nole" Djokovic.

Ventotto anni, professione padrone del mondo tennistico e a tempo perso volto sorridente in alcuni spot pubblicitari, Nole è uno di quegli esseri umani che danno l'impressione di saper fare tutto. 

Se gli facessero guidare durante la Parigi-Dakar la macchina che sponsorizza, probabilmente figurerebbe tra i primi classificati.

Nole è così, un tipo alla Michael Jordan, uno che avrebbe potuto essere un ottimo giocatore sia di baseball che di golf, poi ha scelto di diventare il numero uno di sempre della pallacanestro, e a sponsor e amanti del basket è andata benissimo così.

Djokovic non sorprende per la prestanza fisica o per la spavalderia che potrebbe accompagnare un così grande campione, tutt'altro.

A vederlo dall'altra parte della rete si potrebbe addirittura pensare di avere vita facile.

Grosso sbaglio.

Raramente perderà il sorriso, non farà mancare applausi ai suoi avversari dopo un colpo ben piazzato.

Però vincerà lui.

Vince sempre lui.

Al momento nel panorama tennistico i Fantastici 4 sono lui, Rafa Nadal, Andy Murray e appunto Roger Federer, e sembra quasi superfluo ricordarlo ogni volta, a giocarsi le finali ci sono sempre loro. 

Ma Nole ha sei anni meno dello svizzero, un fisico migliore di quello dello spagnolo (spesso vittima di infortuni) e un carattere molto più determinato rispetto al britannico. 

Questi fattori lo rendono al momento imbattibile e in prospettiva futura, uno destinato a infrangere qualsiasi record. 

Basti pensare che gli sarà sufficiente conquistate un altro Masters per eguagliare il titolo di vittorie di Roger Federer, e che solo quattro anni fa il conto era 6-1 a favore dello svizzero. 

Quattro vittorie in quattro anni e voilà, Nole ora è alle spalle di Roger. 

E tutti gli altri avversari? 

Fatti fuori, sconfitti, umiliati, polverizzati nel corso degli ultimi anni. 

Certo, qualche sfida Nole l'ha anche persa, e gli scienziati di tutto il mondo hanno esultato al grido di "Allora è umano!"

Ma sono stati solo piccoli inciampi, imprevisti, buche che può capitare di non vedere quando hai gli occhi fissi ben oltre la rete e il tuo avversario. 

Quando hai lo sguardo e tutta la mente sempre ed irrimediabilmente proiettati in avanti, alla prossima vittoria, al prossimo torneo. 

E non importa quanto sarà stanco dopo ore di gara, Nole la forza di sollevare l'ennesimo trofeo ce l'avrà ancora per parecchi anni. 

E' la fame, la fame ingorda del campione che vuole spazzolare tutto e qualche volta, ma solo per distrazione, lascia cadere qualche briciola. 

E' il rispondere a quella forza che o si ha dentro oppure bisognerà adattarsi e farne a meno, perché non la si troverà dentro ad una bibita energetica. 

Si chiama talento, fattore sconosciuto a tanti e non risultato sufficiente ad altri. 

Perché ad esso devi associare lavoro duro, determinazione, consapevolezza unita alla voglia di migliorarsi ogni volta, sacrificio e totale dedizione. 

E non si pensi che sono solamente parole, sono ingredienti

Sono piccole parti che compongono quel meccanismo perfetto chiamato Nole Djokovic. 

Quel mostro, inteso come mostro sacro dello sport. 

Quello che per come gioca e quanto ha vinto è un veterano, ma a guardarlo in faccia, con quegli occhi e non un filo di barba, sembra un bambino che ha appena iniziato a divertirsi

E forse è proprio così. 

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